Sorridiamo nella giungla urbana?

Rientro adesso a casa, da una passeggiata con mia sorella; una piacevole abitudine consolidata negli anni, un’occasione per far shopping e quattro chiacchiere. Questa volta, però, rientro con una riflessione che di solito non appartiene a queste nostre passeggiate:

la strada è davvero una giungla!

L’origine di questa riflessione mi deriva dalla scena di un incidente automobilistico – già accaduto al momento del mio arrivo – che non sto qui a descrivere, ma sicuramente dalla scenografia drammatica. Per fortuna – e lo dico letteralmente – sebbene abbia comportato ingenti danni materiali alle auto coinvolte non ha però provocato danni fisici. La mia riflessione è amareggiata ma soprattutto stizzita, perché si basa sulla consapevolezza che basterebbe il minimo basilare del rispetto delle norme per evitare tragedie sulla strada; troppe tragedie.

E invece ogni giorno, sulle vie urbane, sembra di dover scendere in guerra, non avete questa sensazione?

Una guerra di tutti contro tutti, persino contro il buonsenso e la buona educazione! Precedenze infrante dall’ignoranza se non dall’arroganza; doppie file legittimate dal solipsismo del “mors tua vita mea”; pedoni anarchichi; automobilisti deliranti; centauri spavaldi! Il semaforo è solo un consiglio – spesso da rifiutare; gli indicatori di direzione una trappola aliena da evitare; il clacson l’alternativa preferita alla buona creanza!

Ho sempre pensato che chi impara a guidare – e a sopravvivere – in città come Palermo (e Napoli e Roma e altre certamente) potrebbe poi cavarsela egregiamente alla guida persino su un vero scenario di guerra (tanto, certe strade palermitane hanno una pavimentazione verosimilmente paragonabile a trincee…)!

Insomma, guidare a Palermo fa curriculum per eventuali altre collocazioni professionali drastiche!

Essendo io una rara quanto incompresa mutazione genetica di scooterista scrupolosa e

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Il mio adorato Dylan al tramonto di Sferracavallo ©Ljus av Balarm! 

attenta ad ogni norma (non troverete mai il mio adorato Dylan sopra un marciapiede, ad esempio!), guardo con orrore ad ogni infrazione che i miei occhi testimoniano a decine ogni giorno, ma – per indole – non perdo la voglia di sperare che prima o poi qualcosa cambierà, E intanto mi nutro della soddisfazione di rispettare divieti, stop, semafori e compagnia bella, come anche di gettare ponti fra me e coloro che – per la legge della giungla – dovrebbero essere i miei nemici naturali. I pedoni impazziti che sbucano ovunque o che ritengono il marciapiede un affare che non li riguarda, ad esempio 😀

Ed è proprio del rapporto scooter/pedone che porto dentro un ricordo quasi tenero di un aneddoto di qualche tempo fa – prototipo di altri momenti simili che, meno male dai, accadono, e che voglio qui condividere con voi per mantenere l’ottimismo dello spirito natalizio.

Un giorno di qualche anno fa, percorrevo una via centrale di Palermo con il mio inseparabile ed insostituibile scooter (il mio grande amore!), quando alla mia sinistra apparvero come dal nulla due donne anziane pronte a scendere dal marciapiede e lanciarsi poi agguerrite nella sfida dell’attraversamento pedonale fuori striscia! La signora più intraprendente (una donna distinta, ben vestita, espressione alquanto arcigna sul viso) protendeva imperiosa una mano verso di me, come ad intimarmi l’alt, ma io avevo comunque già iniziato a decelerare e quindi a fermarmi per consentire il loro passaggio, deponendo anche il piede destro a terra – cosa che dovrebbe essere considerato come segnale universale di “stop ufficiale e riguardoso” da parte di uno scooterista! Al mio gesto – nel caso non fosse ancora chiara la mia intenzione – aggiungevo anche un largo sorriso incoraggiante, perché la donna accanto alla prima aveva la tipica espressione terrorizzata dei pedoni di una certa età che si apprestano ad attraversare la strada. La prima donna, allora, inizia ad osservarmi, quasi scrutarmi in realtà, ed io non cedo il sorriso, anzi addirittura lo rendo più affabile, mentre dietro di me inizia a formarsi la roboante coda di auto in attesa. Finalmente, l’altera donna ammorbidisce la propria espressione, si apre anche lei in un largo sorriso, mi guarda negli occhi ed esclama con una dolcezza che in lei non avrei sospettato: “ma che bella che sei, grazie!”. E tutta contenta completa l’attraversamento, continuando a guardarmi ma guidando sicura l’amica restia.

Ecco, un sorriso ha potuto creare un pur fugace ma delizioso ponte fra due esseri umani, di solito considerati come antagonisti sulla strada: il pedone e lo scooterista. Non sarebbe bello disseminare, allora, queste nostre caotiche strade urbane di sorrisi piuttosto che di gestacci e maleducazione? Si tratta della nostra stessa incolumità, d’altra parte, no?

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