Palermo Pigotta

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Logo di Palermo capitale italiana della cultura 2018 sul prospetto di Villa Zito ©Ljus av Balarm

Quando giunse la notizia ufficiale, il moto di orgoglio che gonfiò il mio cuore di sangue ed ossigeno credo che sia stato visibile pure all’esterno: devono essermi brillati gli occhi e devo aver sorriso di estasi. Ce l’aveva fatta, la mia Palermo – dopo essersi già meritata nel 2015 il riconoscimento UNESCO per il “percorso Arabo Normanno” – era riuscita ad aggiudicarsi il titolo di “Capitale italiana della cultura 2018”. Come in una favola perfetta, la reietta Cenerentola non solo veniva invitata al ballo, ma ne diventava persino la protagonista! E, da Cenerentola che si rispetti, c’erano già le occhiate e i giudizi malevoli di quelle cavolo di sorellastre, pronte a dire che le pezze e la polvere non si sarebbero potute trasformare in vesti lussuose e luci di ribalta. Perché una verità è vera: non c’è peggior nemico per Palermo di certi suoi stessi abitanti (che però purtroppo non sono quelli che poi migrano verso il “perfetto Nord” – Nord di qualsiasi cosa, ovviamente).

La mia Palermo si è allora mostrata nelle sue vere potenzialità, quelle che da secoli l’hanno resa appetibile a tutti coloro che vi sono magari anche casualmente giunti e poi sono stati irretiti a restare ben oltre. Mostre, manifestazioni, attività culturali e gastronomiche, dibattiti: il catalogo è stato talmente vasto e per tutti i gusti, che qui non ci entra e poi non è neanche lo scopo del mio articolo. Vi invito, però, a dare un’occhiata al sito ufficiale di Palermo capitale della cultura per farvi un’idea, soprattutto se non siete palermitani o se, da non palermitani, non avete avuto occasione di venire qui per una vacanza. Naturalmente, le sorellastre di Cenerentola hanno negato e tuttora negano che tutto ciò sia veramente esistito, continuando ad additare i radicati difetti della città anziché investire costruttivamente nei cambiamenti di atmosfera. Purtroppo, a Palermo si è sempre data una lettura distorta del detto

“se vuoi stare bene, lamentati”:

la reale interpretazione dovrebbe essere che, se vuoi che qualcosa cambi, devi indicarla e intervenirci; per il Palermitano affetto dal virus del “non mi va bene niente perché altrimenti mi sento inutile”, l’interpretazione diventa che l’esercizio sterile della lamentela è l’unica capacità logica per cui il cervello è preparato.

Qual è allora lo scopo di questo mio articolo, oltre naturalmente approfittarne per ancora una volta sbandierare ai venti della Rete il mio amore incondizionato per la mia città? È quello di sedurvi, di convincervi a mettere Palermo nella vostra agenda di viaggi futura. Di venirci a trovare senza pregiudizio, con la mente aperta, con la voglia di andare oltre la superficie e lasciarvi avvolgere dalla bellezza meridionale di Palermo; di innamorarvi di lei come dovremmo fare delle persone, accettandole nei loro difetti e pregi, andando alla sostanza. Vi assicuro che oltre le strade dissestate e la sporcizia deprimente di certi angoli, Palermo è bella, è accogliente, è misteriosa e ingenua insieme. Non è una Metropoli, come d’altra parte non tutte/i le/i nostre/i partner sono Miss/Mister Universo ed è ingiusto giudicarla paragonandola a città come Parigi, Barcellona, Londra, etc. Sì, ve lo assicuro: le sorellastre lamentose è questo che fanno, paragonare ogni progresso di Palermo a ciò che accade nelle grandi Capitali mondiali; come se – praticamente – noi donne dovessimo essere tutte Barbie per essere considerate interessanti!!

Ecco, ci sono arrivata: lo scopo del mio articolo è quello di spiegarvi che Palermo non è Barbie, ma è piuttosto una Pigotta,

sì proprio una Pigotta, quelle deliziose

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La Pigotta da me realizzata…

bambole di pezza adottabili tramite UNICEF per sostenere i bambini bisognosi. Una Pigotta non sempre è perfetta… se vedeste quella che anni fa ho realizzato io, vi prendereste uno spavento… però di sicuro ha un’anima bellissima, un significato speciale, e la sua esistenza è importante per molti. Palermo Pigotta, sì, cercate questo quando verrete quaggiù. E cercate anche di girare per Palermo con accanto qualcuno che la conosca e la ami, perché solo l’amore può guidarci attraverso la bellezza!

E ora che il 2018 di Palermo capitale italiana della cultura volge ormai al termine, il mio auspicio, a dispetto delle sempiterne sorellastre, è che la nostalgia per questo ricco anno non abbia terreno su cui attecchire, che a questo 2018 di fermento segua una sfilza di anni pieni e pregni di attività culturali nella mia città, che non si debba nemmeno sottolinearlo o celebrarlo, perché sarà diventata un’abitudine, una consuetudine. Lo giuro, correrò volentieri il rischio di assuefarmi!


L’occasione è troppo propizia per non farlo: le Pigotte UNICEF sono adottabili in qualsiasi momento di qualsiasi anno, ma non avrebbe un gusto più dolce adottarne una proprio in questo periodo natalizio?

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