In fuga dai buoni propositi!

Quali sono i tuoi buoni propositi per il 2019?

Ve lo hanno già chiesto? Poiché oggi è il 27 dicembre, ipotizzo che sì, almeno una volta questa domanda vi sia stata posta da qualcuno che ha pensato di poter così avviare una conversazione “profonda”. Al peggio, ce la stiamo ponendo noi stessi! E dico “al peggio” perché domande di questo tipo possono essere anche sintomi di masochismo (e lo dico da psicoterapeuta!).

Ma ci fa davvero bene questo “esercizio di volontà“? Esaminiamo la faccenda!

Già il fatto che, a seconda della cultura, il capodanno – ovvero l’inizio dell’anno –  cada in date diverse, dovrebbe avvertirci sulla relatività dell’affidare ad una data di calendario questa tortura dell’individuare a tutti i costi qualcosa di buono e contemporaneamente di nuovo da avviare con l’anno che inizia.

Se poi aggiungiamo che la tradizione occidentale del “nuovo anno” in Gennaio è collegata al dio romano Giano (*), allora abbiamo il quadro completo di quanto insensato sia farsi del male con la faccenda dei buoni propositi… Perché lo affermo? Chi era Giano? Giano, detto anche bifronte, era la divinità romana che aveva la giurisdizione su

[…]tutti gli inizi e i passaggi e le soglie, materiali e immateriali, come le soglie delle case, le porte, i passaggi coperti e quelli sovrastati da un arco, ma anche l’inizio di una nuova impresa, della vita umana, della vita economica, del tempo storico e di quello mitico, della religione, degli dèi stessi, del mondo, dell’umanità , della civiltà, delle istituzioni (**)

giano
Eccolo! Giano bifronte!

Insomma, una moltitudine di roba! Ok che è un dio, ma è praticamente impossibile stare dietro a tutti ma proprio tutti i nuovi inizi (e i relativi buoni propositi) su questa Terra! Finisce che gliene sfugge qualcuno e, vuoi il caso o vuoi la beffa, sarà proprio quello nostro, che infatti ritroveremo uguale – quanto surreale – anno dopo anno, scritto su quella lista che ormai ha assunto sfumature gialline per il trascorrere di quell’altro dio, quello dall’indole implacabile: Cronos.

 

Qualcuno dice che l’attività dello stilare liste di buoni propositi consenta di fare un costruttivo punto sulla propria vita, per ricapitolare fallimenti, raggiungimenti e risorse messe in campo/da sfruttare. E che questa attività risulterebbe motivatrice verso il cambiamento, verso l’evoluzione personale. Lo ritengo possibile, in alcuni casi, ma lo vedo pericoloso nei casi in cui ci si renda conto di essere in un meccanismo ciclico da

criceto
Pare che questo criceto sia in vendita…

ruotina di criceto sin dall’adolescenza, con sempre gli stessi (non)propositi… In altre parole, motivatevi con la lista a vostro rischio e pericolo! O meglio, fate una verifica preliminare in itinere: se vi pare favorevole, allora avviatevi a testa alta verso la lista; se vi pare sfavorevole, svicolate verso altri modi per celebrare il passaggio dal 2018 al 2019: spumante e cotechino con lenticchie può, in questo caso, rappresentare un’interessante alternativa…

 

 

Niente liste, dunque – ci stiamo a questo punto chiedendo? Decisamente no: niente liste, anzi strappiamo tutte quelle stilate negli anni trascorsi – a meno che esse, nel frattempo, non abbiano acquistato un interessante valore di antiquariato!

Niente buoni propositi, quindi? Non certo ad oltranza e per forza! Che diamine, perché non formulare

il buon proposito del conquistare la libertà di fare buoni propositi se, quando e come ci va?

E, soprattutto, considerarli rilevanti anche se riguardano aspetti minimali o di secondo piano. Non è forse un buon proposito decidere di riporre finalmente quella vecchia borsa o quella vecchia gonna o quel vecchio quel-che-volete-voi che non usiamo più da secoli e che continuiamo a ripeterci che prima o poi potrà esserci utili? No, non lo sarà mai, proprio mai mai, e resterà ad impolverarsi e a crearci confusione mentale per l’eterno. Quindi via! Sì, disfarsi finalmente di ciò che non usiamo è già un buon esercizio di volontà, che ha la sua dignità al pari del riproporsi di trovare un nuovo lavoro, un nuovo partner, un nuovo pianeta o un nuovo altro.

Oggi, proprio oggi, mi sono trovata io stessa ad esprimere con me stessa un buon proposito (sì, perché se non fate attenzione, questa cosa vi colpisce a tradimento, si riattiva con una rapidità che il circuito cerebrale della cocaina manco si sogna!), anche se – va detto – mi è stato ispirato da questa visione qua:

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Tramonto a Mondello – ©Ljus av Balarm

che, oltre ad accarezzarmi il cuore, mi ha suscitato

la malinconia verso una vita di semplicità, in cui il minimo indispensabile sia genuino; nella libertà di essere ciò che sono e nel modo in cui so esserlo.

Il resto dei propositi, credo, verrà poi da sé, con quella naturalezza che altrimenti non avrebbe.


(*) Se non lo avete fatto, e se siete appassionati di antropologia delle religioni, leggete il saggio di James Frazer “Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione” (in Italia edito da Newton Compton).

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