L’amore basta

 

Era San Silvestro anche quella sera. Per le strade della città, persino lì vicino, era ormai cominciato da ore il concerto di petardi e mini ciccioli lanciati ovunque da ragazzini beffardi. Lì dentro, nella stanza, invece la luce era soffusa, le rose color rubino erano abbondanti in un bel vaso, i bambini erano dai nonni, e solo a tratti arrivavano i botti da fuori. Donato fissava il volto di Sabrina, lo osservava lineamento per lineamento, come se volesse impararlo a memoria. E forse era proprio questo che voleva fare: imprimersi nella mente quella visione per essere certo di non dimenticarlo mai fino all’ultimo dei suoi giorni.

Sabrina aprì le labbra in un sorriso stanco ma sincero.

<<Perché non te ne vai a casa a riposare?>> gli domandò con voce flebile <<è quasi mezzanotte ormai>>.

Donato si riprese di botto, non si era accorto che quegli occhi azzurri ma arrossati si erano aperti. Rispose con fatica al sorriso, sentendosi dentro un dolore impronunciabile. Agitò la testa in senso di diniego e si sporse verso di lei per poggiarle un bacio delicato sulla fronte pallida.

<<Ma come…>> bisbigliò con un groppo in gola <<mi hai educato scientificamente per anni che per san Silvestro la sera è tutta e solo per noi e ora mi vuoi mandare via prima che scocchi mezzanotte?>>.

Sabrina sospirò lungamente e una lunga fitta le trapassò il petto, esattamente fra i polmoni malati.

<<I fiori sono bellissimi…>> mormorò, anche se era altro che avrebbe detto, parole come “non perdere tempo con

me, ormai sono solo alla fine, non ci sarà nessun nuovo inizio da festeggiare”.

Donato sorrise ancora ma con contentezza.

<<Hai visto? Sono le rose più belle di tutta la città, non mi sono fermato al primo fioraio e ho girato finché non ho trovato quello che volevo>>.

Sabrina provò a sollevare una mano, ma riuscì solo a muovere un dito nella direzione del vaso. Donato capì ugualmente e subito si alzò per raggiungere l’oggetto e scegliere la più bella delle rose. Aveva avuto qualche difficoltà ad entrarle lì in clinica, ma era riuscito ad ottenere uno strappo facendo leva sul senso di solidarietà femminile della capo sala del reparto di oncologia. Osservò il mazzo di 48 rose – come sempre due per ognuna dei 12 mesi del nuovo anno che avrebbero condiviso – e scelse quella che gli parve la più bella. La portò alla moglie e gliela accostò alla mano, così che lei potesse sfiorarla, poi al naso, perché potesse inspirarne il profumo, e di nuovo alla mano, in modo che lei potesse tenergliela sopra. Lei lo ringraziò con un tenue sorriso, che Donato baciò teneramente.

<<E non finisce qui…>> le disse quindi, misterioso.

Si allontanò verso il giubbotto che aveva lasciato su una sedia e Sabrina lo guardò, sentendosi rivitalizzare dalla curiosità, che divenne impazienza infantile poiché lui la stuzzicava perdendo vistosamente tempo. Poi finalmente estrasse da una tasca del giaccone una scatolina blu e Sabrina rise appena: lui era stato ligio a tutto il copione da san Silvestro e le aveva anche preso il pensierino di buon inizio!

Donato le tornò vicino e questa volta si sedette sulla sponda del letto. Finse di nascondere la scatola in un pugno, consapevole che fosse abbastanza voluminosa da emergere, e poi le mostrò entrambi i pugni.

<<Quale scegli?>> la esortò.

Sabrina rise di nuovo, divertita, e finse di pensarci su, infine scegliendo il pugno pieno. Donato si mostrò dubbioso, ma dopo sorrise e aprì la mano, lasciando apparire la scatola di raso blu. Sabrina provò a prenderla, ma le forze non la assistevano. L’intervento chirurgico era stato troppo recente perché le energie la aiutassero. Donato comprese e con un gesto lento aprì lui stesso il contenitore, sussurrando un enfatico “Madame!”. Lei guardò, ma aggrottò la fronte dinanzi al Bacio Perugina che riposava sulla fodera di raso. Certo, come poteva lui avere avuto il pensiero o anche solo il tempo per andare veramente in gioielleria? Era ugualmente un gesto dolcissimo, qualcosa di cui non aveva mai creduto che Donato, pragmatico com’era, potesse essere capace.

<<Grazie…>> mormorò.

<<E di cosa?>> ribatté lui, stuzzicante.

<<Di questo…>>

<<Ah sì? Quindi ti basta questo come augurio per il nuovo anno?>>.

Sabrina lo fissò negli occhi e vi vide in fondo le lacrime che lui non aveva mai lasciato venir fuori in quei tre mesi dell’incubo.

<<Non mi deve bastare?>> mormorò con voce rotta.

Donato agitò forte il capo e le carezzò i capelli con mano tremante.

<<No, amore mio, non ti deve mai bastare, devi chiedere il meglio da ora in poi, solo il meglio, perché è questo che ti meriti, anima mia…>>.

Prese fra due dita il Bacio, dicendole con una linguaccia che quello in realtà era per lui. Sabrina, però, era già con gli occhi sgranati sull’oggetto che si era d’improvviso disvelato: uno splendido Trilogy di diamanti che le abbagliò gli occhi e anche il cuore di felicità. L’anello dei suoi desideri, quello che sempre aveva sognato, sin da ragazza, l’oggetto inaccostabile, il regalo su cui fantasticare un poco ogni tanto accogliendo però poi con gioia i “pensierini” che le loro entrate finanziarie potevano permettere. E ora era lì, davanti ai suoi occhi, magnifico nel bianco dell’oro e nella purezza delle pietre. E non poteva avere dubbi che si trattasse di un esemplare originale, e non delle copie a basso costo che qualche volta era stata tentata di comprare, perché la marca della prestigiosa gioielleria era stampata chiara sul fondo del coperchio. Le lacrime già scorrevano abbondanti sul suo volto e gli occhi le brillavano, ma scosse la testa, farfugliando a lui che era una pazzia, che non poteva davvero averlo comprato. Donato allora la fece stare zitta appoggiandole una mano sulla bocca. Dopo estrasse lui stesso l’anello dalla scatola e lo infilò all’anulare destro della moglie, che poi baciò a lungo, ora piangendo anche lui.

<<Invece sì, amore mio… il meglio per te, capito, solo il meglio d’ora in poi… ogni migliore nuovo inizio per la mia meravigliosa donna…>>.

Sabrina riuscì a sollevare di qualche centimetro la mano e rimirò l’anello, con una felicità che aveva creduto di non poter mai più provare dal giorno della terribile diagnosi.

<<È bellissimo>> mormorò estasiata <<amore mio, è bellissimo…>>.

E adesso piangevano insieme, per la gioia di essere stati compagni d’amore in tutto quel tempo, di aver saputo costruire una famiglia sana nelle difficoltà, ma anche per il dolore e la paura che tutto quell’amore fatto di compromessi ed equilibri potesse non avere il futuro che avevano dato per scontato.

Donato le prese le mani e le strinse forte, bagnandole delle proprie lacrime e riempiendole di baci.

<<Io ti amo, Sabrina>> le disse con forza e terrore << i miei tre diamanti sei tu, la mia donna, la mia compagna, la mia migliore amica! Non mi lasciare, ti prego, combatti, amore mio, combatti per il nostro amore, per noi due, per i nostri figli, per te, per tutti i nostri nuovi inizi! Ti prego, amore, sii più forte di questo dannato mostro!>>.

I singhiozzi impedirono a Sabrina di parlare, troppo forte la sua angoscia.

<<Te lo giuro davanti a Dio, Sabri: se tu ce la metti tutta e combatti anche contro tutto, io dal prossimo san Silvestro ti porto a cena nel ristorante migliore della città, ogni anno, te lo giuro, e anche per il tuo compleanno, il mio, pure per lo stramaledetto San Valentino…>>

<<No!>> proruppe finalmente lei, trovando la voce <<io non voglio che tu cambi, mai e per nessun motivo! Di te come sei io mi sono innamorata e lo sai che mai ti ho voluto cambiare in nessun dettaglio. Promettimi questo, che rimarrai te stesso, che niente ti cambierà, neanche il dolore o la rabbia se io non ci sarò più…>>

<<Non lo devi dire!>>

<<Ti prego, promettimi che sarai sempre l’uomo di cui mi sono innamorata, ti prego!>>.

Donato avrebbe voluto di nuovo opporsi, ma trattenne il moto e riuscì a sorridere sinceramente.

<<Questo sì, certo: sarò sempre l’uomo di cui ti sei innamorata, te lo giuro. E tu? Tu sarai sempre la donna di cui io mi sono innamorato?>>.

Sabrina fece cenno di sì con il capo e si sentiva serena, una serenità che era calda e pacificatrice e le faceva sperare che veramente l’amore avrebbe potuto essere quella forza di vita che avrebbe dato futuro ai nuovi inizi, tanti ancora, con i fiori, con il “pensierino”, la cena a casa, i bambini dai nonni e l’uomo di cui era innamorata. Che l’amore bastasse a salvarle la vita.


L’amore basta – MicroRacconto di ©Ljus av Balarm

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