Incontro con il Kouros delle meraviglie

Che il tuo uomo ti porti ad ammirare un altro “maschio” è la riprova de:

  • la sua ottima autostima psicofisica
  • la sua apertura mentale
  • la sua conoscenza di te
  • il suo universale senso estetico
  • il suo amore (che corrisponde al tuo) per l’arte

Perché il maschio di cui stiamo parlando non è un maschio qualsiasi, è lo splendido “Kouros ritrovato” esposto temporaneamente (fino al 31 marzo, grazie ad una seconda desiderata proroga!) nella Cavallerizza del Palazzo Branciforte di Palermo.

ll kouros ritrovato esposto a Palazzo Branciforte
Il Kouros delle meraviglie ©Ljus av Balarm

Un Kouros che è, oltretutto, la prova del fatto che qualche volta un uomo – un ragazzo, in questo caso – possa essere interessante oltre che bello. La storia del nostro statuario giovanotto, infatti, è avvincente, figlio com’è dell’unione di due reperti – testa e

Il torso del Kouros di Lentini prima dell'unione
Il torso del Kouros di Lentini

busto – ritrovati separatamente a distanza di tre secoli l’una dall’altro. La testa apollinea, infatti, era già stata ritrovata nel XVIII secolo dal catanese principe Ignazio Paternò Castello di Biscari, appassionato di archeologia, all’interno dei suoi possedimenti. Il torso, invece, dovette attendere il 1904 per essere riportato alla luce, nei pressi di Lentini, dall’archeologo Paolo Orsi.

L’idea dell’appartenenza ad un’unica statua si fece avanti già nel 1927, ma sono dovuti trascorrere quasi 90 anni prima che la tecnologia potesse verificare ed avallare l’ipotesi.

Ed ecco che la strada si apre verso l’impeccabile lavoro di anastilosi (unione) reversibile, che ha dato vita al marmoreo prodigio. Reversibile perché testa e busto potrebbero essere separate nuovamente, se qualcuno lo volesse; diciamocelo: un vero e proprio crimine contro l’arte e l’umanità, se accadesse!

Il Kouros ritrovato esposto al Palazzo Branciforte di Palermo
Il Kouros ritrovato ©Ljus av Balarm

Al di là di questi dati tecnici, che per carità già da soli configurano il prodigio, quel che maggiormente resta negli occhi e nell’anima di chi, come me e il mio uomo, si è avvicinato al suo cospetto è il crescente stupore per la sua bellezza, per la sua perfezione anatomica, per la sua forza che è riuscita a relativizzare il tempo e a rigenerare la materia. Come se dal fondo della terra in cui giaceva, mutilato e dimenticato, la sua energia avesse chiamato gli uomini, con una tenacia suadente che ha attraversato i secoli per tornare ad ammaliare lo sguardo.

A noi è successo che più lo osservassimo più individuassimo i dettagli della sua perfezione (santo cielo, guardate la clavicola, l’ombelico, l’inguine!), meravigliandoci di come mano umana potesse averla riprodotta e sospettando che, invece, possa essere stato Apollo in persona a scolpire il fanciullo. Non ridete per questa suggestione: recatevi anche voi al Palazzo Branciforte, finché siete in tempo – se possibile quando sarete soli con il Kouros, senza scolaresche urlanti e indifferenti, e avrete modo di soffermarvi anche per mezz’ora (che comunque non basta!). Allora vedrete che, senza che ve ne accorgiate, questa suggestione divina prenderà anche voi e l’emozione vi agguanterà alle viscere, come un incantesimo. E, mi raccomando, non limitatevi a rimirarne il davanti… il retro cela il meglio… 😀

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