Buon riposo, Andrea

È così, Andrea, ti sei addormentato, infine. 93 anni intensi come i tuoi sono un peso grande da portare, anche quando hai a sostegno l’amore e la stima di milioni di persone.

Io ti ho incontrato tantissimi anni fa, ancora prima che il tuo nome divenisse patrimonio nazionale. Fu un incontro casuale, tre libri che da tempo stavano lì, nella libreria di famiglia, regalo di qualcuno a mio padre. Non avevo idea di chi tu fossi e forse all’epoca neanche tu avevi anche solo sentore di ciò che saresti diventato nell’immaginario collettivo italiano.

Andrea Camilleri nella mia libreria
Camilleri nella mia libreria

La Stagione della Caccia, la Forma dell’Acqua e il Birraio di Preston: questi i tre titoli che mi hanno introdotto nel tuo strano mondo. Lo hai costruito romanzo dopo romanzo, tra schemi vintage di una Sicilia che da tanto ormai avevi lasciato e un dialetto improbabile che non ha mai smesso di farmi ridere o – anche, lo ammetto – di infastidirmi. Eppure per anni ho continuato a comprare i tuoi romanzi, ammaliata dalla familiarità che sai creare fra le tue parole e il tuo lettore. Sì, quella sensazione di – rigo dopo rigo – essere con gente conosciuta, amici di lunga data. Il tuo Montalbano, il tuo Mimì, Fazio e Catarella: un mondo in cui è facile calarsi, sorridere, pensare.

Te lo confesso: ad un certo punto ho smesso di comprare i tuoi libri, ma ho continuato a guardare le versioni televisive. Perché?, mi chiedi. Perché ho trovato ad un tratto che tu avessi perso lo smalto, che la tua originalità fosse diventata stereotipia e prevedibilità. Credo che sia inevitabile all’ennesimo romanzo con gli stessi personaggi. Ricordo che dicesti che volevi smettere; forse avresti dovuto farlo.

Credo, però, che a quel punto – ormai – Montalbano non fosse più tuo, che fosse ormai res publica e che per te – e per tutto l’entourage – fosse ormai necessario, obbligatorio, sfamare l’esigenza collettiva di Montalbano.

Devi perdonarmi, se ti parlo così, e considerare che sono rimasta fedelmente una tua fan, anche quando nelle intro alle versioni TV rischiavi di spoilerare il finale! La tua voce che esordisce esclamando “Montalbano…”, quante volte l’ho imitata ridendo – come quando stuzzichiamo chi ci è caro. Proprio per questo ti parlo così, perché negli anni tu mi sei stato caro, come qualcuno con cui si è avuto un grande amore e che – quando la passione finisce – resta comunque nel nostro cuore. E credo fermamente – da scrittrice e da tua lettrice – che chiunque abbia mai anche solo scritto un capitolo di narrazione o abbia letto un tuo romanzo oggi senta e viva il lutto della tua mancanza. Ma lo so bene: sarai Leggenda. E le leggende non ci abbandonano mai.

Un abbraccio da me, tua Patrizia, e dal mio Ìsmandri.

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