Promemoria di terrore: i rifugi antiaereo di Palermo

Ci sono esperienze che non dimentichi, perché ti lasciano dentro una miscela paradossale di dolore e, al contempo, indignazione. Esperienze multisensoriali, capaci di afferrarti l’anima e proiettarla in una dimensione ufficialmente lontana nel tempo, ma emotivamente universale e senza tempo. Quella di cui vi racconto oggi è la risultanza unica di due mie visite, una risalente ad un paio o più di anni fa, ed una di pochi mesi fa: una sorta di calata agli inferi, nelle gallerie sotterranee dei Rifugi antiaereo presenti ancora a Palermo. Memoria di una guerra (la Seconda grande guerra) che devastò la mia città e la vita dei suoi abitanti, sotto gli inesorabili e cattivi bombardamenti nemici, oggi restituisce intatto il patrimonio emotivo di chi vi cercava rifugio da una morte sicura. Donne, bambini, anziani, uomini, studenti: senza distinzione e senza criterio, le bombe si abbatterono per anni sulla città inerme, a sottolineare l’abisso della stupidità umana. Ne sconvolsero l’assetto urbano, il patrimonio artistico ed architettonico, la distribuzione demografica.

Di questo, rimangono oggi i Rifugi, luoghi in cui entrare con grande rispetto e, soprattutto, con una bella manciata di coraggio emotivo. Impossibile, infatti, restare immuni dal terrore e dall’impotenza che ancora impregnano le molecole d’aria da respirare con cura lì sotto.

Interno di rifugio antiaereo a Palermo ph ©Patrizia Grotta
Interno del rifugio antiaereo sotto Piazza Pretoria a Palermo ph © Patrizia Grotta

<<Tra le pagine da sfogliare nel libro che Palermo compone da millenni, ci sono quelle che parlano di storia. Sin dalle sue tracce preistoriche nei graffiti all’Addaura, la città ha conservato Memoria di ciò che l’ha attraversata, popoli ed eventi. Ci sono tracce più evidenti perché belle, altre ignorate perché indecorose, altre ancora invisibili perché sotterranee. Ed è di queste ultime che vogliamo raccontarvi oggi, portandovi dentro i corridoi dei Rifugi antiaereo che la Seconda guerra mondiale ci ha lasciato. Tra il silenzio profondo della paura e l’eco incancellabile delle sirene d’allarme, percorreremo il sottile confine fra vita e morte.

Pochi metri sottoterra, sotto un cielo di bombe

C’era stata la Prima grande guerra: un orrore sottovalutato da chi aveva deciso di portare l’umanità in un conflitto dalle proporzioni mai viste prima. In Italia, l’orrore, però, non era stato sufficiente, non come promemoria, se poté essere promulgato il regio decreto del 24 settembre 1936-XV n. 2121. Ordinava ad Enti pubblici e privati di provvedere alla costruzione ex novo di rifugi antiaereo o al riadattamento di edifici esistenti. Velleità belliche tornavano in un’Europa ancora graffiata dal precedente conflitto. Piani interrati, seminterrati ma anche pianterreni erano considerati atti allo scopo. Nella maggior parte dei casi, essi assumevano la struttura di cunicoli collegati fra loro. L’accesso era garantito da uno o più ingressi dotati di scale che conducevano sotto il livello stradale. Spesso ricavati sotto palazzi, erano a rischio di collasso sotto il crollo di quelle stesse strutture. Tanto da far risultare più sicuri i rifugi creati in grotte naturali.>>

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